Piano di Recupero Urbano San Valentino: posare la prima pietra con otto anni di ritardo è un demerito di tutti

Intervento di Savino Montaruli sul PRU del Quartiere San Valentino e sulla polemica tra meriti e demeriti
Redazione 08 Settembre 2010 notizie 797
Piano di Recupero Urbano San Valentino: posare la prima pietra con otto anni di ritardo è un demerito di tutti


Correva l’anno 2002 quando veniva annunciato che: “Entro 12 mesi si avvierà il più grande Piano di Recupero Urbano d’Italia", con riferimento al Piano di Recupero Urbano del Quartiere San Valentino di Andria.

Sessanta milioni di euro (memorizzate bene questa cifra) la spesa complessiva prevista, con la realizzazione di alcune importanti opere che forse oggi non sono più previste come, ad esempio, la previsione di un centro commerciale, di un mercato ed una grande piazza, oltre all’edificazione di una nuova chiesa.

L’Accordo di Programma veniva firmato a Bari tra la Regione Puglia e il Comune di Andria, presentato come una “rivoluzione” per la città di Andria e per l’intero popoloso Quartiere emarginato e “distante” da quella città abitata da quegli stessi politici e politicanti che oggi continuano, sfacciatamente, a parlare di “meriti”.

Andiamo avanti e parliamo di quello che avrebbe dovuto essere dato alla nostra città:
Venne annunciata una sorta di "stati generali" con la partecipazione di tutti i soggetti attivi della comunità locale per condividere le finalità del Piano di Recupero più grande d’Italia, che non si sono mai svolti, in un Quartiere che sin da allora contava oltre 6 mila residenti ma privo di qualsiasi infrastruttura, anche commerciale, e dei minimi servizi “utili a garantire la dignità umana”.

Si parlò di quel Piano come un progetto che avrebbe inciso non solo in ambito sociale ma anche economico.

Parliamo, quindi, di Sviluppo Economico e degli investimenti previsti nel Quartiere:
Costo dell’intervento: 62 milioni di euro, di cui 15 milioni di somme pubbliche.
Erano previsti interventi del Comune, dello I.A.C.P , di soggetti e di imprese private che, insieme, avrebbero dovuto dare una nuova valenza a questa parte del centro urbano.
Prevista la cantierizzazione delle opere entro 12 mesi dalla data di sottoscrizione dell’accordo, quindi a cominciare dall’anno 2003.

Ecco quali altri interventi venivano preannunciati:
- la manutenzione straordinaria e ristrutturazione edilizia degli edifici I.A.C.P. per complessivi euro 7.746.853,48 (pari a 15 miliardi di lire); lavori per le reti fognarie nera e bianca pari ad euro 361.520,00 (pari a 700 milioni di lire); rete di pubblica illuminazione pari ad euro 258.228,00 (circa mezzo miliardo di lire); Centro Civico pari ad euro 2.324.056,00 (pari a 4 miliardi e mezzo di lire); mercato di quartiere per euro 2.453.170,00 (pari a 4 miliardi e 750 milioni di lire).
Altro che “briciole”.

Quel provvedimento, rappresentava un’importante operazione “politica” per i governanti di allora i quali, successivamente, unitamente ad altri politicanti, rigenerati, riconvertiti, apparentemente “diversi” non mancarono di fare proprio in quel Quartiere, per tanti lunghi anni, campagne elettorali basate sempre sulla stessa “promessa”: l’avvio del più grande Piano di Recupero d’Italia, che non partiva mai proprio perché altrimenti quel “bacino elettorale, in perenne attesa”, si sarebbe esaurito.

Non solo, da quel momento in poi è continuata la politica degli “annunci”. Le presenze di politici “annunciatori” sui palchi e palcoscenici di quel Quartiere si sono sprecate, in commedie neanche più tanto divertenti che hanno esaurito anche le risorse e la forza di protestare dei residenti del Quartiere, rassegnati, che decidevano, di volta in volta, a quali “grandi braccia” affidare la propria dignità, il futuro proprio e dei propri figli, quindi il proprio “voto elettorale”.

Nel frattempo la realtà era molto differente da quella “virtuale” che annebbia la mente di alcuni che continuano ad illudersi che la politica debba essere una infinita affermazione di “meriti inesistenti”.

Altri “annunci” venivano divulgati tramite le televisioni e gli organi di stampa attraverso i quali veniva annunciata, nel 2009, un’altra grande ed unica opportunità per il Quartiere: si chiamava Z.F.U. Zona Franca Urbana e significava agevolazioni fiscali e contributive, esoneri di pagamenti di imposte e incentivi per lo sviluppo e l’occupazione.

Così come quel Piano di Recupero veniva definito il più grande d’Italia, così un altro dato, questa volta drammatico, assegnava a quel Quartiere un primato non solo italiano ma mondiale: un tasso di disoccupazione di quasi il 30%; roba da far sorridere i governanti dei Paesi più sottosviluppati del Mondo ma questo dato, drammatico ed unico, dava la possibilità proprio a quel Quartiere di vedere riconosciuto lo Status di Zona Franca Urbana.

Molti imprenditori, anche con notevoli possibilità di investimenti, cominciarono ad affacciarsi nella nostra città e manifestarono interesse ad “investire” sul territorio, anche perché allettati dagli sgravi contributivi per i lavoratori dipendenti, obbligandosi a rispettare le norme previste per le Z.F.U. in materia di assunzioni di lavoratori che, per il 30%, avrebbero dovuto essere residenti nel Quartiere.

L’incapacità ha quindi prodotto molti danni e gli interventi di oggi nel Quartiere appaiono essere “ordinari” mentre era necessario qualcosa di “straordinario”, proprio come previsto dal Piano di Recupero Urbano e dall’Accordo di Programma.

La storia è ancora lunga da raccontare ma non basterebbe un’edizione speciale di un quotidiano o di una trasmissione televisiva “non sponsorizzata” per raccontarla tutta.

Diciamo solo che anche questa opportunità pare svanita e che, nel frattempo, i danni provocati a quel Quartiere e all’intera città di Andria sono incalcolabili, a cominciare dalla tante Imprese e Cooperative assegnatarie di suoli per edificazioni di immobili di edilizia residenziale che sono scappate vie, tranne qualcuna coraggiosa che ha consegnato i primi alloggi; si è persa, quindi, “l’opportunità” per investimenti che avrebbero garantito occupazione, progresso e sviluppo.

Non so, dopo questa mia nota, quanti avranno ancora intenzione di disquisire su “meriti e demeriti”.

La verità è che, di fronte ad una “sconfitta collettiva” tutti dovrebbero avere il pudore di tacere, invitando, invece, alla massima compartecipazione e ad impegnarsi per “riparare” ai tanti errori, alle tante omissioni, alle tante bugie, cattiverie, malvagità e incapacità che si sono consumate in nome del cosiddetto “bene comune”.
Altro che la ricerca di una nuova Classe Dirigente, ad Andria servirebbe una Rivoluzione, non solo culturale.

Ma gli uomini e le donne per fare questo ci sono?
C’è ancora qualcuno che non è “coinvolto?”

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