Sull'abbattimento dei pini secolari...tecnicamente parlando

Intervento di Legambiente Andria
Redazione 06 Giugno 2009 notizie 993
Sull'abbattimento dei pini secolari...tecnicamente parlando


Premetto e spero che nessuno “prova gusto” a tagliare alberi soprattutto se si tratta di esemplari secolari, ammenocchè non presentino fitopatie o situazioni di stabilità critiche, soprattutto in un ecosistema urbano inquinato come il nostro.
Qualche nota tecnica.
Per quanto riguarda le piante ad alto fusto, la patologia forestale ha sviluppato un tipo di lotta che prende il nome di “lotta legislativa” un insieme di norme che regolano gli interventi fitopatologici e dendrochirurgici in ambito urbano, contesto in cui si riconosce il maggior rischio e i maggiori danni che una pianta, soprattutto se ad alto fusto, può causare vista la collocazione in ambienti altamente antropizzati.
L’analisi delle condizioni di stabilità di un albero, soprattutto se di grandi dimensioni, segue una procedura complessa ed articolata che richiede particolari esperienze e competenze.
Alcune volte può bastare un’analisi visiva per valutarne l’effettiva instabilità e vitalità, prendendo in considerazione l’aspetto fisiologico e le caratteristiche biomeccaniche, se questo non basta si passa ad analisi intrusive perché sovente le piante così grandi, indebolite dal tempo, presentano alcune patologie che non mostrano segni all’esterno (carie del legno, disfacimento dei tessuti legnosi).
Queste ultime vengono effettuate con l’ausilio di strumenti ad impulsi (Resistograph), o esami con strumenti dendrometrici (carotaggio con succhiello di Pressler, penetrometri, ecc) per cercare di localizzare il punto debole della pianta e la sua espansione. L’insieme di queste tecniche prendono il nome di VTA (Visual Tree Assessment = valutazione visiva dell’albero su basi biomeccaniche), che comprende una serie di analisi approfondite per poi arrivare ad una diagnosi.
La VTA ha una scala di riferimento in cui vengono collocate le piante prese in esame in base al rischio di crollo, spezzamento o sradicamento indicate con le prime 4 lettere dell’alfabeto A,B,C,D che indicano un rischio crescente.
La diagnosi finale può riguardare cure (interventi di tipo manutentivo, dendrochirurgici), o spesso (purtroppo) in ambito urbano per i motivi su citati si ricorre alla rimozione della pianta.
Si riconosce in queste valutazioni anche una certa soggettività, vista la responsabilità che il tecnico incaricato per la valutazione va a sobbarcarsi, ma purtroppo torno a ripetere che il contesto urbano è particolare.
Non è facile “condannare” un albero soprattutto se di grandi dimensioni, ma pur di non mettere in pericolo l’incolumità della cittadinanza si è costretti a farlo.
Ad aggravare la condizione di questi alberi magari già compromessi staticamente ci sono i fattori climatici, (non prevedibili come entità) vento, pioggia, neve che agiscono con delle forze che vanno ad aggiungersi al peso proprio della pianta compromettendola ulteriormente e spesso facendola cadere con conseguenze catastrofiche.
Gli abbattimenti come precisato dall’amministrazione, riguarderanno (purtroppo) ancora circa cento piante,
( lo 0,2% degli 11.000 alberi presenti sul territorio urbano comunale) esemplari che a loro malgrado nella scala VTA hanno avuto una collocazione in classe D la più rischiosa.
Oltre agli abbattimenti da loro attuati, lo stesso ufficio ambiente,ogni anno tramite le perizie tecniche scongiura diversi abbattimenti richiesti da noi cittadini, che non sempre riguardano la pericolosità degli alberi, ma solo dei semplici “capricci”.
In conclusione, ci tengo a dire che comunque quello che stiamo vedendo negli ultimi tempi con i frequenti abbattimenti che si susseguono, sono frutto di anni di errata politica del verde nel nostro comune, in cui sono state utilizzate essenze arboree inappropriate (pini, falso pepe) per l’ambiente cittadino, in cui l’espansione delle chiome e degli apparati radicali creando problemi alla mobilità e alle abitazioni.
Non parliamo dell’utilizzo di specie tropicali (vedi palme in C.so Europa), preferite a specie autoctone che più si adattano alle nostre condizioni climatiche e alla scarsa piovosità.
Queste defaillance sommate alla mancanza quasi totale di manutenzione sulle grandi alberature danno come risultato estremo l’abbattimento (vedi nota del 4 febbraio 2009 in cui denunciavamo lo stesso problema in villa comunale).
L’unica cosa che possiamo fare da associazione ambientalista in questi casi è invitare l’amministrazione ad intervenire con gli interventi di potatura per alleggerirne le chiome, e quando è possibile cercare di utilizzare muretti, o tiranti per evitarne l’abbattimento.
Invitiamo la cittadinanza a non farsi strumentalizzare, soprattutto quando si parla di questioni dove la politica non centra assolutamente… ma quale periodo migliore se no quello elettorale?
Purtroppo anche le piante arrivano alla fine del loro ciclo vitale, sicuramente non è bello quando è l’uomo a decretarlo. In bosco le condizioni sono diverse, alcuni alberi rimangono in piedi anche per diversi decenni dopo la loro morte dovuta ad agenti biotici o incendi, alcune volte a voler dimostrare la loro resistenza e la loro “radicazione” al territorio a cui danno tanto, offrendo a noi esseri umani l’ossigeno e quindi la vita.

Larosa Riccardo Laureando in Scienze Forestali ed Ambientali
Circolo LEGAMBIENTE ANDRIA “Thomas Sankara

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