Il Decreto Legge sulla sicurezza è una legge razzista

Intervento di Vincenzo Sinisi segretario cittadino PdCI
Redazione 21 Luglio 2009 notizie 684
Il Decreto Legge sulla sicurezza è una legge razzista


Con l’approvazione del ddl 733, il decreto cosiddetto “sicurezza”, si è compiuto un ulteriore passo verso la barbarie. Il disegno di legge introduce con le sue norme un vero e proprio sistema di esclusione sociale, una sorta di apartheid, e per questo non può che essere definito una legge razzista.
I diritti smettono di essere tali per diventare altro, nella migliore delle ipotesi concessioni, e gli immigrati diventano oggetti in balia di ogni arbitrio. Sarà infatti lo status di immigrato a determinare il godimento o meno del diritto. In questo modo cittadini che vivono nello stesso Paese non saranno tutti uguali di fronte alla legge né godranno delle stesse garanzie. La Costituzione diventa così carta straccia.
L'intento persecutorio del Ddl è del tutto evidente e comporterà la conseguenza per gli irregolari di non iscrivere a scuola e di non registrare all'anagrafe i propri figli, di non rivolgersi al medico in caso di malattie. Il pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni sarebbe infatti costretto, con l'introduzione di questo reato, a denunciarli. In questo modo a vincere sarà l’illegalità e la clandestinità. I Comunisti italiani non possono accettare tutto questo. Lanciamo una campagna di controinformazione e chiediamo a tutti i democratici, ai cittadini, agli uomini e donne di cultura, alle associazioni e ai partiti antifascisti e schierati in difesa della Costituzione, di trovare intorno ad una battaglia contro questa legge le ragioni di una unità in difesa del diritto e della democrazia.
Appoggiamo e facciamo nostra l’iniziativa di disobbedienza civile dal titolo “porte aperte”, lanciata dall’Arci, in cui i circoli della grande associazione ricreativa nazionale ospiteranno i migranti sottraendoli alla persecuzione del razzismo di Stato. Pertanto faremo altrettanto con la nostra sezione. Ci impegniamo a promuovere nel prossimo mese di settembre una mobilitazione diffusa nelle forme più unitarie possibili, dialogando in primo luogo con le comunità di cittadini stranieri presenti nella nostra città.

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