Licenziata (e riassunta) dalla CGIL di Andria; il caso della signora Anna va approfondito

Intervento di Savino Montauli
Redazione 11 Maggio 2010 notizie 919
Licenziata (e riassunta) dalla CGIL di Andria; il caso della signora Anna va approfondito


Il “caso nazionale” che ha visto “protagonisti” il Patronato INCA della CGIL di Andria e la signora Anna Dalò credo che non possa essere assolutamente “chiuso”, appagati della eventualità che la signora Anna possa tornare al proprio posto di lavoro, cosa che sono certo non accadrà per scelta della stessa signora, ma dovrebbe sollevare un serio dibattito incidendo sulle “coscienze” spente di questa Società.

Il caso non può e non deve essere chiuso perché questa vicenda merita alcuni approfondimenti ed alcune riflessioni che è giusto fare, proprio oggi.
I giornalisti di professione, non certo io che sono solo un modesto “appassionato” della scrittura, conoscono molto bene un insegnamento “per fare notizia” e quell’insegnamento dice: “il cane che morde il padrone non fa notizia, il padrone che morde il cane, si”.

Allora di questa vicenda cos’è che ha fatto e continua a fare notizia? Il caso di stalking, mobbing e diffamazione subito dalla signora? NO, perché situazioni come queste si verificano tutti i giorni, da sempre e non fanno più “notizia”.
Quello che, invece, ha fatto notizia, eccome se l’ha fatta, sono due gravissime motivazioni:

1. perché “il caso” si è verificato all’interno di un Sindacato, la CGIL, che, quando non era accomunata alla “CASTA” era, e spero vivamente che possa ancora esserlo o tornare ad esserlo, una Confederazione che pone alla base della propria esistenza i principi di solidarietà attiva per affermare la pace, la libertà, la democrazia e per sviluppare la solidarietà e il progresso civile dei popoli.

2. il vergognoso “stato di isolamento” che la signora Anna ha affermato di aver trovato attorno a sé da parte dei colleghi e dirigenti del Sindacato con queste sue parole: “ero invisibile, nessuno mi parlava, se prendevano il caffè chiedevano a chi era nella mia stessa stanza ma non a me eppure, abitando vicino all'ufficio, quelle persone spesso le incontravo per strada, ci salutavamo”.

Entrambe le due situazioni sono drammaticamente vergognose.

Se per quanto riguarda la prima, quella del comportamento della CGIL c’è chi “forse” pagherà e comunque credo che la vicenda avrà ulteriori strascichi, ma di ciò, francamente, mi importa ben poco, ciò che dovrebbe interessare veramente tutti e svegliare le nostre coscienze troppo assopite, quando non sono sporche, è la seconda, cioè quella relativa ai colleghi “razzisti”.

Ma quei colleghi, che la signora Anna afferma essere addirittura persone vicine di casa, sono esseri umani o fantocci, burattini, vigliacchi ed ignobili?

Se avessero il coraggio di intervenire proprio loro per darmi questa risposta ne sarei molto contento. Se continuano a tacere e ad essere omertosi allora mi vengono solo i brividi a pensarci, io che ho vissuto anni addietro situazioni molto simili, sulla mia pelle, all’interno di un altra Confederazione “CASTA” ma non “pura”.

Auguro ad Anna, a Vincenzo e a tutta la loro bellissima famiglia un futuro colmo di serenità e DIGNITA’.

A tutti gli altri coinvolti in questa vicenda dico: “spero di non incontravi mai sulla mia strada”.

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