Riforma Gelmini: una demolizione sia dei diritti dei lavoratori che dei servizi pubblici

Intervento di Maria Carbone (Sinistra e Libertà)
Redazione 09 Settembre 2009 notizie 958
Riforma Gelmini: una demolizione sia dei diritti dei lavoratori che dei servizi pubblici


All'avvio del nuovo anno scolastico, il violentissimo attacco alla scuola pubblica italiana, all'Università, alla ricerca e allo stato sociale messo in campo dalla Gelmini per conto del governo Berlusconi, sta già producendo gravissimi danni ad una moltitudine di insegnanti ed operatori scolastici e presto questi danni si ripercuoteranno anche su minori e famiglie. Come militante di una forza politica che ha posto sempre in primo piano la difesa dei lavoratori e della scuola pubblica, ma soprattutto come insegnante che ha avuto la “fortuna” di entrare nei ruoli pochissimi anni fa, mi sembra doveroso intervenire, non solo per esprimere piena e incondizionata solidarietà a tutti quei lavoratori precari che stanno vivendo momenti drammatici, ma anche per invitare tutti alla mobilitazione per la difesa della scuola pubblica e del lavoro.

Con la riforma Gelmini, ci troviamo di fronte ad una vera e propria demolizione sia dei diritti dei lavoratori che dei servizi pubblici, fatto di tagli indiscriminati dei finanziamenti statali, di perdita di posti di lavoro, di controriforme e di regressioni culturali. Per conto di Berlusconi e di Tremonti, dunque, la ministra “padana” Gelmini chiudendo numerose scuole e abolendo decine di migliaia di cattedre sta mettendo “per strada” un numero cospicuo di lavoratori della scuola. Si prevede nei prossimi tre anni scolastici un taglio di 87mila cattedre e di ben 42.500 posti nel personale Ata, quindi alle soglie del 2012 ci dovremmo ritrovare con circa 120mila posti in meno nella scuola. (Tutta gente che, sicuramente non pagherà l'ICI ma, paradossalmente, si ritroverà senza lavoro).

Il denaro pubblico così “risparmiato” finirà nelle tasche delle imprese, quelle che operano nella scuola privata (per le quali si aprono nuovi spazi di mercato), che riceveranno più incentivi e alleggerimenti fiscali come promesso dal governo delle destre.

Con questo decreto, il disegno tutto politico di classe si fa sempre più palese, puntando al vero obiettivo di fondo: la riduzione dei docenti della scuola pubblica statale e la svendita dell'istruzione al mercato (scuole private in testa), con cospicui risparmi utili a sostenere le politiche demagogiche e securitarie del governo Berlusconi.

In tutta la nazione e anche nella nostra regione, numerose sono già le proteste messe in campo da docenti, collaboratori scolastici e personale tecnico e amministrativo della scuola contro i tagli del governo e contro i licenziamenti, ma l'oscuramento dell'informazione, a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi, non mostra tutto questo!

Come insegnante e pedagogista mi preme inoltre sottolineare che la riduzione consistente delle ore di lezione, colpisce la qualità didattico-pedagogica della nostra scuola e smantella d'un colpo il sistema di istruzione pubblica primaria riconosciuto fino a ieri tra i primi cinque nel mondo. In particolare è da ritenere gravissima la riduzione dei posti riservati al sostegno per gli alunni diversamente abili.

E' necessario che anche le famiglie siano informate e sensibilizzate e sappiano di come anche loro sono state elegantemente “prese per i fondelli”. Solo per fare alcuni esempi, a tutti i genitori degli alunni che frequenteranno la prima classe della scuola primaria, al momento dell'iscrizione è stato chiesto di scegliere l'orario scolastico tra le opzioni di 24, 27 o 30 ore settimanali. Ebbene la stragrande maggioranza (ad Andria tutti) ha scelto le 30 ore (molti anche il tempo pieno di 40), peccato che molte scuole non riusciranno a soddisfare questo bisogno (che fino all'anno scorso era garantito a tutti) dal momento che tutte hanno perso delle unità lavorative tanto che alcuni Consigli di Circolo stanno optando per l'adozione della settimana corta con orario scolastico fino al venerdì. E comunque, entro due anni saranno obbligatorie le 24 ore settimanali!

Inoltre si è sbandierata tanto la questione dell'insegnante unico nella scuola primaria (diventato poi ins. prevalente), ma è chiaro che chi ha pensato a questa (contro)riforma non è mai entrato in una scuola né si è mai preso la briga di organizzare tavoli di consultazione e concertazione perché, senza entrare nel merito dell'enorme regressione culturale che questo comporterebbe (ad es. un ins. che negli ultimi 20 anni si è specializzato nell' insegnamento delle materie scientifiche si ritroverebbe a insegnare anche quelle linguistiche e antropologiche e viceversa), questa soluzione risulta assolutamente impraticabile poiché, se l'insegnante di scuola primaria ha un contratto lavorativo che prevede n° 22 ore settimanali di lezione frontale, la scolaresca dovrebbe rimanere senza docente per le restanti ore. E ancora, con la perdita di numerosi insegnanti per ogni scuola, non potranno più essere garantiti gli interventi di recupero e potenziamento per gli alunni che ne manifestano la necessità, né ci sarà la possibilità di sostituire gli insegnanti assenti, per cui, permanendo la norma che non è possibile nominare per assenze inferiori a giorni 5, ogni mattina i ragazzi il cui insegnante risulterà assente, saranno divisi in “pacchetti” e “distribuiti” nelle varie classi con notevoli disagi sia per le classi ospitanti che per quelle ospitate.

Questi, che sono solo alcuni dei problemi che docenti, alunni e famiglie dovranno subire, si presenteranno analoghi anche nella scuola media inferiore dove sono state sottratte diverse ore di insegnamento (anche in Lettere) con conseguente perdita delle relative cattedre. Tutto ciò solo per parlare della scuola dell'obbligo.

Non è tagliando sul personale che si migliora la qualità della nostra scuola che, sicuramente, presenta delle lacune! Dobbiamo dunque respingere, con tutte le forze, l'obiettivo della destra di governo e della Confindustria di distruggere le istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza, che sta passando anche attraverso i processi di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi primari.

E' urgente chiamare alla mobilitazione ripartendo dai territori, dalle scuole, dalle famiglie, che saranno penalizzate dalla riduzione del numero di ore di lezione. Bisogna riaffermare il diritto a un'istruzione pubblica e di qualità per tutti, contro la politica di classe, contro la distruzione della scuola pubblica e del welfare, contro la regressione civile che il governo del Pdl e della Lega Nord vorrebbero imporre al nostro Paese.

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